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Territorio

Dentro Siena, come in un caleidoscopio

Scritto da 7 Dicembre 2021Febbraio 28th, 2022Nessun commento
La Trullaia - Dentro Siena come i pellegrini del Medioevo

Un viaggio nel tempo è un desiderio che ciascuno di noi vorrebbe realizzare. Spesso mi domando in quale epoca storica mi sarebbe piaciuto vivere. La risposta nell’arco degli anni è sempre stata la stessa: l’antica Roma o il Medioevo. Non saprei dirvi per quale motivo sono attratta da questi periodi storici ma fin da bambina è sempre stato così.

Il sogno di vivere una esperienza nel Medioevo è presto esaudito, è bastato un fine settimana a Siena, città del Palio. Siena, la cui fondazione secondo la leggenda è attribuita a Senio, figlio di quel Remo che, insieme a Romolo, fondò Roma, è un mondo a parte, un Medioevo puro cristallizzato, un caleidoscopio attraverso il quale ci è permesso di viaggiare nel tempo.
Così, con la fantasia e un po’ per gioco, voglio provare a immaginare di ritrovarmi in epoca medievale come una pellegrina in viaggio verso Roma sulla Via Francigena… Questa era la strada più importante e più sicura d’Europa, lunga 1800 chilometri, partiva dal Canale della Manica per arrivare fino a Roma. Il percorso fu indicato per la prima volta dall’arcivescovo Sigerico che nel 990 viaggiò tra Roma e Canterbury, annotando in un diario le settantanove tappe del suo viaggio. La via è stata battuta da centinaia di migliaia di pellegrini europei per raggiungere la Città Eterna, cuore della cristianità, e proseguire talvolta fino a sud per imbarcarsi a Brindisi verso la Terra Santa: questo era, infatti, il loro sogno, il cosiddetto “passagium ultramarinum”. Il pellegrinaggio aveva come finalità la ricerca della fede e la visita alla tomba dell’apostolo Pietro. Oggi la Via Francigena si inserisce all’interno degli itinerari culturali del Consiglio d’Europa e sta generando nei territori una grande opportunità di sviluppo sociale, culturale ed economico legato al turismo sostenibile.

⏳ Il pellegrinaggio, insieme alla mia famiglia, è iniziato nel settembre del 1372. Siamo partiti da Milano e, dopo alcuni giorni di cammino, ci siamo immessi sulla Via Francigena alle porte di Piacenza. Il viaggio è assai faticoso, dispendioso e irto di pericoli. Le strade sono abbandonate e strette, mai più larghe di tre metri, a volte molto ripide e pericolose e con tanti guadi da attraversare a piedi e spesso senza ponti. La temperatura è molto bassa, dormire all’aperto in mezzo ai boschi è diventato impossibile e i bambini sono spesso febbricitanti.
Dopo tanti giorni di marcia, i sandali sono da riparare, i piedi sanguinanti, il mantello lacero, siamo affamati e infreddoliti. Mio marito ci precede alla ricerca di un alloggio caldo dove poterci accampare.
Abbiamo ricevuto indicazioni di raggiungere la città di Siena che si trova in collina proprio sulla via, là troveremo lo “Spedale” di Santa Maria alla Scala, uno dei centri di ricovero più importanti d’Europa per quelli che, come noi, vi giungono affaticati, malati, sporchi e ridotti alla fame.

Lo “Spedale” di Santa Maria alla Scala, costruito nel 1320 circa, è stato uno degli ospedali più grandi d’Europa rimasto attivo fino agli anni Novanta. Oggi è un grande polo museale, luogo di inestimabile valore artistico anche grazie alle numerose opere d’arte qui contenute come l’affresco di Lorenzo di Pietra, detto “il Vecchietta”, realizzato nel 1441 per raccontare la storia del suo fondatore, il beato Sorore.

La Trullaia - Dentro Siena come i pellegrini del Medioevo

Santa Maria della Scala, Siena

 

⏳ Il freddo è intenso e la salita faticosa in mezzo alla nebbia, ma le prime luci della città si palesano finalmente davanti a noi. Siena ci appare dorata, le sue alte torri rompono la fitta nebbia illuminando il cielo e i nostri cuori di speranza.
C’è una quantità di gente impressionante, ci hanno riferito che i senesi sono più di ottantamila (oggi sono solo trentamila!). Tanti pellegrini, tanti religiosi, tanti poveri accampati sulle strade, tanti commercianti, alcuni potenti banchieri pieni di sonante pecunia.
Ci domandiamo spesso il perché di questa scelta che ci sta mettendo a dura prova ma speriamo di ritrovare a Siena uno slancio di fede da trasmettere ai nostri figli per arrivare a Roma con rinnovato entusiasmo.
Fra piazza del Campo e piazza San Giovanni, una piccola suora “Mantellata” ci è venuta incontro con un sorriso luminoso e accogliente. Ha abbracciato i nostri bambini, ci ha chiesto da dove proveniamo e in cosa può esserci di aiuto. Animata da cristiana solidarietà, ci ha offerto un pezzetto di “pan co’ santi” (dolce tipico di Siena preparato soprattutto nel periodo della festa di Ognissanti. La sua particolarità è data dallo spiccato odore di pepe nero) che i bambini hanno divorato in fretta. Anche io ho apprezzato molto questo pane speziato dal profumo intenso pieno di uvetta e noci, impastato con il vino rosso.
Ci siamo fermati a chiacchierare piacevolmente con la gentile “sorella”. Ci ha colpito la sua dolcezza e il suo modo di comunicare, abbiamo avvertito tutto il suo sostegno e, prima di congedarci da lei, abbiamo pregato insieme per il nostro viaggio. Quella suora si chiamava Caterina, non potremo mai dimenticare il suo dolcissimo sguardo, sembrava che le sue attenzioni fossero rivolte solo a noi, la sua natura era uguale a un fuoco, la sua eccezionalità ci appariva in ogni gesto, ci siamo sentiti amati e unici, eppure quanti bisognosi aiutava per strada…

Santa Caterina da Siena (1347/1380) è patrona d’Italia dal 1939, e, insieme a san Francesco d’Assisi, compatrona d’Europa dal 1999. La santa senese è anche patrona della contrada del Drago e della contrada dell’Oca, nel cui territorio è nata e vissuta a Siena.
Caterina Benincasa nacque in una famiglia borghese di tintori e all’età di dodici anni, quando raggiunse l’età da marito, rifiutò un matrimonio vantaggioso che i suoi genitori organizzarono per lei e dichiarò di essersi votata al Signore. Grazie alla perseveranza dei suoi sentimenti e alla sua malattia che ne sfigurò il volto facendola apparire più vecchia di quello che era, fu ammessa all’età di sedici anni nell’ordine delle Mantellate domenicane che, in epoca medievale, accoglieva solo vedove o donna in età matura. Caterina iniziò a seguire il popolo di Cristo senza distaccarsi dalla vita di tutti i giorni. Curò i malati e gli appestati e, senza saper né leggere né scrivere, intrattenne contatti con il Papa, favorendo decisioni politiche e religiose importanti. Morì a soli trentatré anni in fama di santità e con molti figli spirituali. Fu canonizzata nel 1471.

⏳ Poco più avanti sulla via Banchi di Sopra, ci siamo ritrovati di fronte la Rocca Salimbeni con le sue maestose torri e le sue alte mura tipiche di un castellare. Devono essere davvero importanti questi Salimbeni per abitare in un castello così imponente! Ci hanno detto che i Salimbeni, come altre famiglie senesi, sono una vera e propria banca che fa prestiti e svolge attività mercantili con il commercio dei grani della Maremma, delle spezie e delle seterie.

Oggi Palazzo Salimbeni è sede centrale del Monte dei Paschi di Siena dal 1472. Il Monte dei Paschi è considerata la banca più antica del mondo. Siena ha sempre avuto prestigiose tradizioni mercantili e bancarie sulle quali la banca ha sviluppato un’efficace azione creditizia a vantaggio dell’economia locale.
Nella piazza ammiriamo al centro la tipica facciata gotica senese di palazzo Salimbeni che fu edificato nel XIV secolo, ampliando il castellare medievale preesistente. Delle due torri medievali originarie ne è rimasta solamente una, visitabile solo un paio di volte all’anno in occasione del Palio. Da essa si gode di un sorprendente panorama sulla città e sulle colline che l’abbracciano.
Sulla sinistra della piazza è il palazzo Tantucci progettato nel 1500 dallo scultore Bartolomeo Neroni detto “il Riccio” e, sulla destra, Palazzo Spannocchi, disegnato nel 1470 dall’architetto Giuliano da Maiano. Tutti e tre i palazzi, oggi sede del Monte dei Paschi di Siena, sono stati rimaneggiati nel 1800 dall’architetto Giuseppe Partini al quale dobbiamo l’aspetto attuale della piazza e la statua posta al centro.

La Trullaia - Dentro Siena come i pellegrini del Medioevo

Palazzo Salimbeni, Siena

 

⏳ Ne abbiamo approfittato per riportare ai nostri figli qualche elementare concetto di educazione finanziaria in modo da tentare di sfatare il mito che “i soldi sono cosa da grandi”. Il nostro auspicio è che un giorno essi possano rapportarsi ad essi con responsabilità, serenità e consapevolezza, senza lasciarsi abbagliare e considerando il denaro uno strumento per il bene.
Prima di raggiungere lo “Spedale”, ci siamo fermati nella cripta del Duomo insieme agli altri pellegrini.
Siamo rimasti estasiati dalla sua bellezza policromatica!
I colori degli affreschi sono estremamente brillanti, le scene bibliche del Nuovo e del Vecchio Testamento, rappresentate sulle pareti con un linguaggio pittorico semplice, ci hanno aiutati a far comprendere ai nostri figli la storia di Gesù: la Crocifissione, la Deposizione della Croce e la Sepoltura di Cristo. Nella maggior parte dei casi i pellegrini che giungono qui non hanno titoli di studio ed è per questo motivo che la pittura murale deve essere semplice e facilmente leggibile in luoghi così frequentati.
La mia bimba è rimasta molto colpita dal tenero episodio dell’infanzia di Gesù, illuminato dalle candele accese, dipinto sul pilastro di sinistra. Durante la fuga in Egitto, Giuseppe, padre di Gesù, è costretto a una sosta. Era troppo stanco e affamato. In quel luogo miracolosamente una palma piegò le sue fronde verso la Sacra Famiglia per offrire loro i suoi datteri e saziarne la fame. Non sarebbe stato mica male anche per noi assistere a un miracolo del genere proprio ora che siamo così denutriti e sfiniti.

La Cripta si trova sotto il Coro del Duomo di Siena e rappresenta uno dei ritrovamenti più importanti degli ultimi decenni. Era stato totalmente riempito di macerie forse già dal 1270 e, per tale motivo, si è conservato perfettamente fino ai giorni nostri. Nel 1999 è stato completamente svuotato dal materiale di risulta e gli affreschi ritrovati con i vivaci colori originari che ricoprono le pareti, i capitelli e le colonne hanno permesso a noi visitatori di oggi di rimanere letteralmente estasiati. Sono ancora visibili le colature scure della cera delle candele accese vicino alle pareti che venivano usate per illuminare le scene dipinte. Oggi, come allora, in questo luogo si prova una sensazione di meraviglia e di devozione. Trovo che sia uno dei luoghi più suggestivi della città.

 

⏳ Mentre eravamo là, un monaco si è avvicinato a noi incoraggiandoci a seguirlo fino allo “Spedale” che si trovava a breve distanza dal luogo in cui eravamo. La piazza del Duomo si aprì magicamente davanti a noi in tutta la sua maestosità e l’ospedale, che si trovava proprio di fronte, ci apparve come un piccolo grande mondo.
Il monaco ci ha raccontato che questo luogo cosi importante è nato grazie a un ciabattino di nome Sorore, il quale già nella sua bottega aveva cominciato ad assistere, aiutare e nutrire i bambini “gittatelli”, abbandonati dalle loro famiglie povere in difficoltà. Con l’andare del tempo, Sorore coinvolse molti cittadini senesi a dare ospitalità ai bisognosi fino a decidere di costruire un vero e proprio polo di assistenza.
All’interno di questo “pellegrinaio” abbiamo trovato ristoro, buon cibo, scarpe riparate e mantelli caldi, un letto per qualche giorno e persino un prestito di danaro.
Certamente l’economia della città si sta beneficiando moltissimo della presenza dei pellegrini! Tuttavia, le nostre giornate trascorse qui sono state molto gradevoli, abbiamo incontrato persone deliziose, abbiamo mangiato molto bene e abbiamo ricevuto assistenza e cure.
Penso che passeremo di nuovo a Siena di ritorno da Roma, per ritrovare i nostri nuovi amici.
Porteremo loro un ricordo dalla Città Eterna come segno di gratitudine, è una promessa!

 

Abbiamo trascorso a Siena due giorni indimenticabili con un gruppo di amici appassionati di arte, storia, bellezza e buona cucina. La passeggiata storica è stata molto piacevole grazie alla guida di Sofia, che ha saputo trasmetterci la sua grande passione per Siena e per il Palio.
Sulla Via dei Pellegrini ci siamo fermati a mangiare un boccone all’Osteria Il Ghibellino, dove abbiamo gustato ottimi pici (spaghettoni toscani fatti in casa) all’aglione (tipo di aglio coltivato nella zona della Val di Chiana), la classica bistecca alla fiorentina e per finire i cantucci (biscotti secchi alle mandorle) inzuppati nel Vin Santo (vino dolce ottenuto da uve lasciate appassire dopo la raccolta), come da tradizione del luogo.
Non abbiamo rinunciato alla passeggiata notturna tra i colli, con la bella sosta a San Casciano Val di Pesa, presso la piccola e suggestiva trattoria A Casa Mia, dove il tagliere di salumi è ineguagliabile.

Rientrata a Milano ho riposto il caleidoscopio nel cassetto ma, con stupore, mi sono resa conto di essere realmente una pellegrina sulla strada della vita.
In fondo, cos’è la vita se non un avventuroso percorso di sapienza e conoscenza su questa terra?

Maria Alessandra de Leonardis

Ciao! Sono Maria Alessandra. Vivo a Milano da 25 anni, ma sono nata a Bari dove ho vissuto fino ai 27 anni e dove torno tutte le volte che posso. In questo blog racconto la Puglia e la (mia) vita, convinta che le cose speciali siano quelle semplici! Seguimi su Instagram e Facebook, mi trovi cercando @latrullaia

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