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Delta del Po… in the middle of nowhere!

Scritto da 21 Ottobre 2021Giugno 14th, 2022One Comment
barca Delta del Po

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Io e mio marito, insieme ad amici milanesi e romani, abbiamo pensato di abbandonare il mondo reale per immergerci nel mondo magico del Delta del Po con personaggi fiabeschi protagonisti di storie fantastiche.

Il mistico Delta è un territorio diventato unico nel suo genere, dove da secoli natura e uomo vivono in una sorta di simbiosi, crescendo e trasformandosi l’una accanto all’azione dell’altro.
Era l’imbrunire lungo la via Romea, la via che nel Medioevo era percorsa dai pellegrini che andavano verso Roma. Il sole focoso stava ormai scomparendo alle nostre spalle e, man mano che ci avvicinavamo al Delta del Po, l’aria si riempiva di nuovi colori che diventavano sempre più tenui fino ad assomigliare ad un insieme di ombre scure e indistinte.
Finalmente la deviazione verso la terra incantata dove l’acqua dolce del fiume incontra l’acqua salata del mare. Stupefatti abbiamo attraversato strade fatte di argini fino a giungere sull’isola della Donzella, nel territorio di Porto Tolle, passando per un suggestivo ponte fatto di barche nella frazione di Santa Giulia.

Porto Tolle si trova nel cuore del Delta, dove le strade non hanno un nome. È il comune più grande del Parco e rappresenta la superficie di più recente formazione dopo quattrocento anni di compromessi e accordi tra l’uomo e la natura. Eh sì, perché il Delta non è propriamente un ambiente naturale!
Il ramo principale del fiume Po, nel corso dei secoli, ha cambiato tante volte il suo corso in prossimità del mare e lo ha fatto per volontà dell’uomo che ha combattuto l’acqua prosciugando migliaia di ettari di preziose zone umide (ovviamente per motivazioni economiche e politiche). Dal 1600 circa il Delta cominciò ad assumere l’attuale conformazione geografica che resta comunque in continua evoluzione.

Era ormai buio, nessuna indicazione, ci sentivamo spaesati in mezzo al silenzioso nulla ma l’entusiasmo di ritrovarci insieme non ci ha permesso di concentrarci sul paesaggio lagunare più suggestivo del mondo che ci circondava.

Lasciati i nostri bagagli all’Oasi di Arcadia, un delizioso B&B da poco ristrutturato, ci siamo diretti per la cena alla rinomata Osteria Arcadia, esattamente di fronte. Un ambiente familiare e accogliente ci commuoveva con un menù ricco di piatti rigorosamente locali, preparati dalle sapienti mani dell’anziana e inossidabile Arcadia e della signora Pamela. Anche Mauro armeggiava dietro le quinte nella preparazione della pasta fatta in casa.
Ho scoperto un mondo culinario che mi ha riportata ai sapori dell’infanzia. Mia madre era di Pordenone, una terra fortemente legata al Veneto (non a caso la regione si chiama Friuli Venezia Giulia!) e, pur essendosi trasferita in Puglia intorno ai suoi venti anni, aveva conservato la passione per i piatti della sua terra che spesso ci proponeva. Ho ritrovato alcuni sapori che ho amato pazzamente da bambina. Ho assaggiato il risotto con l’ostrica rosa e i bigoli fatti in casa con ragù di vongole veraci. L’ostrica rosa è allevata nella Sacca degli Scardovari, poco distante da Santa Giulia così come la cozza DOP e le vongole veraci. Abbiamo provato le capesante al vino bianco, gli gnocchi di patate con ragù di canocchie, le seppie nere in umido con polenta bianca Biancoperla e la frittura di pesce con verdurine croccanti. E per finire dolci meravigliosi: gelati fatti in casa e torte d’ogni fatta, ma quella di zucca ci ha lasciati senza parole e ha vinto su tutte.
Abbiamo trascorso una bella serata tra amici rallegrata anche da un eccellente vino veneto.

Si era fatto tardi, era tempo di andare a dormire ma non prima di aver fatto un curioso incontro per strada: due ranocchie saltellanti ci hanno dato la buonanotte!
La notte è il momento magico del riposo, il momento degli animali notturni: volpi, civette e gufi la fanno da padroni!

L’indomani mattina il nostro ritrovo è stato sempre all’osteria Arcadia per una colazione sempre sulle orme della mia infanzia. Come non sentirsi coccolati da un uovo fresco sbattuto con lo zucchero e gustato con un goccio di caffè, come quello che mi faceva la mia mamma? Per non parlare dei biscotti fatti in casa dalla signora Pamela, una poesia per il palato!

Ad attenderci il signor Diego che ci ha condotti a piedi, risalendo l’argine, fino al porticciolo di Santa Giulia per salire sul suo barchino. In quel momento ha avuto inizio il nostro vero viaggio sul filo dell’ultima frontiera. Un’avventura meravigliosamente wild stava per avere inizio.

Ci siamo ritrovati a navigare in mezzo al vuoto, riempito di spazio liquido e abbracciato da canneti brulicanti di uccelli rari: gabbiani corallini, cormorani, beccapesci e beccacce. Il cielo prendeva i colori dell’acqua e ci sovrastava fino all’infinito. Luce e vento accarezzavano le acque basse. Qua e là case, un tempo abitate, completamente immerse nell’acqua a causa delle inondazioni avvenute in un passato anche recente.
Difficile immaginare intere famiglie dedite alla coltivazione del riso lì dove oggi c’è solo acqua.
Mi trasmetteva inquietudine quel paesaggio apparentemente piatto che tradiva la sua reale natura impetuosa. Le onde del mare entravano minacciose nell’ultimo lembo di fiume e l’unico approdo sicuro era avanzare verso il canneto e sbatterci contro per ormeggiare e, così, osservare la laguna mentre tra le onde qualche pesce guizzava indisturbato.
I pennacchi delle canne fluttuanti al vento erano imperdibili, ne ho raccolti un bel mazzo da portare a casa. E pensare che un tempo venivano utilizzati per fare scopini o per spolverare!
La natura offre sempre soluzioni!
Il signor Diego ci ha illustrato come vengono allevate le cozze nella sacca degli Scardovari, quanto lavoro!

Per il pranzo abbiamo preso la macchina e ci siamo diretti a Cà Venier nel ristorante dai Valligiani (Piazza Martiri della Libertà, 1). Non perdetevi il risotto (il riso è prodotto nel Delta) con le capesante e il baccalà alla vicentina!

Il pomeriggio lo abbiamo dedicato a un nuovo giro in barca con il signor Natale, questa volta partendo da Pila per visitare la parte nord del Delta perché il modo migliore per conoscerlo è sempre percorrerlo con un barchino.
Le imbarcazioni hanno tutte un fondo molto piatto per entrare nelle lagune e nei canali con pochi centimetri d’acqua. Il signor Natale ci ha fatto godere di paesaggi davvero unici.
Ci siamo avvicinati alla Centrale Enel di Polesine Camerini, un mostro colossale costruito in mezzo a uno dei posti più selvaggi d’Italia. Fortunatamente nel 1984 la sua ultima turbina ha smesso di funzionare e dal 2009 è cessata ogni attività permettendo ai colori tutto intorno di ritornare ad essere limpidi.
Abbiamo attraversato canali molto stretti con la sensazione di essere in Amazzonia, fino a ritrovarci sotto il grande Faro di Punta Maestra che dall’alto dei suoi 50 metri rompe il paesaggio orizzontale del Delta emergendo imperativo dal canneto. Il primo faro fu abbattuto dai tedeschi in ritirata e quello attuale fu riedificato nel 1949 e sulla sua sommità ci sono ancora i prismi dell’apparato d’illuminazione che la gente del luogo riuscì a salvare dai bombardamenti tedeschi.
Allora come oggi, il Faro era indispensabile!
Procedendo in direzione nord davanti al Faro abbiamo attraversato l’isola di Batteria piena di storie da narrare. È tra i posti che mi ha più colpita, forse per il suo legame con la Grande Guerra quando vi fu istallata una batteria anti-navale che avrebbe dovuto impedire lo sbarco delle truppe austriache. Ancora oggi è visibile in mezzo all’acqua insieme alle case degli abitanti di questa isola. Ma nel 1970 l’idrovora, la macchina che aspirava l’acqua, non fu più in grado di tenere asciutta la superficie a causa della forte pressione del mare da est e del Fiume da ovest, così, l’intera isola a poco a poco si riempì di acqua e i suoi abitanti la lasciarono per sempre. A resistere fu un solo uomo fino alla sua morte avvenuta alla fine degli anni ’80.
Una storia che fa rabbrividire, tutto era oramai sommerso dalle acque tranne quella casa in cui abitava.

Sempre dal Faro in direzione sud si raggiunge l’isola che non esiste, Scano Boa, l’isola più estrema del Delta. Lo spazio spinto più in avanti sull’Adriatico amato dai poeti e dai pensatori.
Siamo approdati sull’isola passando per la Laguna del Basson. Scano Boa è una lingua di sabbia sospesa tra cielo e mare dove i pescatori abitavano per lunghi periodi in capanne di fasci di canne con il pavimento in terra battuta dove l’unica parte in muratura era il camino.
Qualche minuto per attraversare l’isola in mezzo all’amofila, una pianta dagli steli lunghi e morbidi, e ti ritrovi di fronte al mare su una battigia costellata di conchiglie spinte dalle onde.
Di fronte a noi avremmo potuto osservare Rovigno, in Croazia, dall’altra parte del mare, ma non abbiamo avuto sufficiente fortuna.
Scano Boa fa riflettere sulla caducità della vita, inquieta ritrovarsi in the middle of nowhere!

Così mentre il vento di bora soffiava forte abbiamo fatto rientro e, dopo una cena veloce, abbiamo salutato le amiche ranocchie e soddisfatti di aver “pescato” tanta ricchezza, tante storie, tante incredibili sensazioni ed emozioni. Con un pò di malinconia ci siamo dati al sonno ristoratore che tutto pacifica e riordina.

Il mistico Delta almeno una volta nella vita deve essere visitato, la sua gente è cordiale e le avventure da raccontare sono affascinanti, e, se non volete rimanere spaesati entrateci in punta di piedi!

Buona navigazione!

 

🇬🇧 Delta of river Po… in the middle of nowhere!

My husband and I, together with friends from Milan and Rome, decided to leave for a while the real world and to dive into the magic world of Po Delta, with its fairy-tales landscapes.

The mystic Delta is a one-of-a-kind territory, where nature and man have been living for centuries in symbiosis, growing and changing one beside the action of the other.

It was getting dark on the Romea route, the way pilgrims took in the Middle Ages on their way to Rome.

The hot sunshine was nearly disappearing behind us, and, as we gradually came closer to the Po Delta, the air was getting new tenuous colours, looking like dark and vague shadows.

Finally we got to the deviation, in an enchanting land, where the river freshwater meets the salty seawater. Amazed, we crossed many roads lined with embankments and reached the Donzella Island, in the Porto Tolle area, crossing a picturesque bridge made of boats, in the village of Santa Giulia.

Porto Tolle is located in the heart of the Delta, where roads have no name. It is the biggest town in the Delta park and represents a recently formed area, after 400 years of compromises and agreements between man and nature. Well, yes, Delta is not exactly a natural environment! The main branch of the river changed its course many times during the centuries, and this happened due to the human hand who took away the water from precious humid areas (for economical and political reasons, of course). From 1600 onwards, Delta started to take on its current shape, although it is constantly evolving.

It soon became dark, no signs on the road, we felt disoriented in the middle of the quiet nowhere, but the enthusiasm of being all together did not prevent us from concentrating on the most suggestive lagoon landscape in the world.

After leaving our luggage at Oasi di Arcadia, a charming and recently renewed B&B, we went dining to the well-known “Osteria Arcadia”, right in front of our B&B. A familiar and friendly atmosphere affected us with a rich menu of strictly local dishes, prepared by the elderly and tireless Arcadia, and by Pamela. Mauro as well was working behind the scene to prepare some home-made pasta. I discovered a culinary world, which took me back to my child memories. My mother came from Pordenone, a place strongly related to Veneto region (it’s not a case that the region’s name is Friuli Venezia Giulia!). Although she moved to Apulia in her twenties, she preserved a passion for her land’s dishes, which she often cooked for us. I found here some flavors I madly loved as a child. I tasted risotto with pink oyster and home-made bigoli pasta with clam ragout. The pink oyster is cultivated in the “Sacca degli Scardovari”, not far from Santa Giulia, as well as mussels DOC and clams. We tried scallops in white wine, potato gnocchi with mantis shrimps ragout, black cuttlefish stew with white Biancoperla polenta and fried fish with crispy vegetables. And in the end we had delicious desserts: home-made ice-creams and any kind of cakes: we appreciated above all the pumpkin one.

We spent a beautiful evening among friends, cheered by an excellent Veneto wine.

It was already late by then, it was time to go to sleep, when we saw something curious on the street: two jumping little frogs said good night to us!

Night is the magic moment for resting, the moment of night animals: foxes, civets and owls lord it!

The morning after we met again at Osteria Arcadia for breakfast, still reminding me my childhood. Why not indulging in a fresh scrambled egg with sugar and a drop of coffee, like the one my mum used to make us? Not to mention the home-made biscuits of Ms. Pamela, a fantastic mouthfeel!

Diego was waiting for us, and we walked up the embankment to the little port of Santa Giulia, so as to get on his boat. Our true journey was starting right at this moment. An amazingly wild adventure was about to begin.

We found ourselves in the middle of the void, in a wet space, embraced by reeds full of rare birds: coral seagulls, cormorants and woodcock. The sky had the same colour as water and overhung us to infinity. Light and wind caressed the narrow water. Here and there, houses once inhabitated and now completely immersed in water, due to a recently occurred flood. It is hard to imagine whole families engaged in rice cultivation, where there is only water now. I was a bit concerned watching this apparently flat landscape, which is hiding such fiery nature. The sea waves penetrated threatening the last part of the river and the only safe harbour was towards the reed. In this way we could see the lagoon, while some fish was flicking undisturbed through the waves. The plumes of canes moved by the wind were gorgeous. I collected a bunch of them to take home with me. And think they were once used to make brush and brooms! Nature always offers solutions!

Diego explained us the mussel cultivation in the “Sacca degli Scardovari”, how much effort goes into this job! We then took the car to go for lunch in Ca’ Venier, at “Ristorante dai Valligiani” (Piazza Martiri della Libertà 1). You shouldn’t miss the risotto with scallops and codfish Vicentina style!

The afternoon was dedicated to a new “giro in barca con il signor Natale” (sailing tour with Natale). This time we left from Pila to visit the northern part of Delta. The best way to appreciate it is on a boat. All boats have a flat bottom so as to be able to enter the lagoons and canals, having low water. Natale let us discover a really unique scenery. We got close to Centrale Enel (a thermal power plant) in Polesine Camerini, a huge “monster” construction built on one of the wildest places in Italy. Luckily in 1984 it stopped running and since 2009 all activities stopped. In this way, the surroundings regained their bright colours. We sailed through narrow canals, with the feeling to be in the Amazon, then we found ourselves under the big Punta Maestra lighthouse. With its 50 meters high it emerges secure from the reed. The previous lighthouse was shot down by the Germans, and the present one was built in 1949.

On the top you can still see the prisms of the lighting system, saved by local people from the German bomb attacks.

Proceeding north we crossed Batteria Island, full of interesting stories. This is one of the places which most affected me, maybe because of its connection to the Big War, where an anti-ship battery was installed to prevent the landing of Austrian troops. You can still see it in the water, like the houses of the previous inhabitants of the island. In 1970 the dewatering pump was no longer able to keep the surface dry because of the big sea-pressure from east and of the big river pressure from west. For this reason the island gradually got full of water and its inhabitants were obliged to leave it forever. One single man resisted there until his death, end of the eighties. This story is really shivering, everything was underwater except his house.

Proceeding south from the lighthouse we reached the “non-existing” land, Scano Boa, the most extreme Delta island. This stretch of land is loved by poets and thinkers. We landed there passing through the Basson lagoon. The island is a strip of sand hanging between sky and sea, where fishermen used to live in huts of reed bundles and floor in rammed earth; the only part made of brick was the chimney. It took us just a few minutes to get across the island, among the “amofila”, a plant of high and soft stems, and the beach covered with seashells.

On clear days you could see Rovigno, Croatia, just in front of you, the other side of the sea, but we were not lucky enough. Scano Boa made us think about the life transience, it is so scary finding yourselves in the middle of nowhere!

While a restoring wind was blowing hard, we had a quick dinner and came back home, satisfied to have experienced so much treasure, so many stories and incredible emotions. A bit melancholic, we had a restoring sleep. The mystic Delta is worth a visit at least once in your life, people are friendly and adventures you experience there are really fascinating. If you don’t wish to be disoriented, just enter this world softly on your tiptoes!

Enjoy navigation!

Maria Alessandra de Leonardis

Ciao! Sono Maria Alessandra. Vivo a Milano da 25 anni, ma sono nata a Bari dove ho vissuto fino ai 27 anni e dove torno tutte le volte che posso. In questo blog racconto la Puglia e la (mia) vita, convinta che le cose speciali siano quelle semplici! Seguimi su Instagram e Facebook, mi trovi cercando @latrullaia

One Comment

  • Gloria Tagarian ha detto:

    I read your story Maam Ale and so interesting stories.I miss Puglia..I miss everything..vacation in the beach..mountain…i remembered everything.And I miss Nonna Lea.

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