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Conoscete tutti il mio amore profondo per i trulli, un amore che affonda le sue radici nella mia famiglia; è proprio per questo che vorrei condividere con voi una lettera che il mio papà scrisse al direttore della Gazzetta del Mezzogiorno, testata pugliese, nel lontano 1999 per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’eccezionale valenza naturalistico ambientale del territorio dei trulli e sulla difesa della nostra identità che si riconosce anche nella conservazione di questo incredibile patrimonio mondiale dell’umanità, unico al mondo!

Con questo, vorrei ringraziare mio padre per avermi trasmesso, anche attraverso questa lettera che ho ritrovato tra le sue carte, l’amore incondizionato per la nostra terra e per i trulli attraverso i quali ci è dato di riscoprire la nostra identità che affonda le sue radici nei secoli. 

Il futuro anche nei trulli, Lettera al Direttore della Gazzetta del Mezzogiorno 22 dicembre 1999

Caro direttore,

leggo con piacere sulla Gazzetta di domenica 19 il tuo articolo di fondo che pone il problema dell’identità di questa nostra regione, così spesso indotta ad appiattirsi su modelli che non le appartengono.

Siamo vittime di un neo-provincialismo che, probabilmente, intende la globalizzazione come mito da rincorrere sempre ed ovunque, costi quello che costi.

E’ vero: la provincia somiglia sempre più ad una grande periferia senza anima e senza pizzerie con forni a legna. Ma soltanto la provincia? O non sono in primo luogo le città – questa Bari rutilante ma pigra, mercantile e spavalda – a dare di se stesse un’idea penosamente provinciale?

Sono qui i germi di quella lenta e inarrestabile disaffezione dalla politica che rappresenta un dato allarmante, al qual e porre rimedio con progetti di largo respiro.

Recuperare l’identità della nostra comunità vuol dire curare amorevolmente le sue radici.

Ritornare a vivere come comunità vuol dire riscoprire un’identità che affonda le sue radici nei secoli.

I contadini della Murgia, questi costruttori “in proprio” che misero su i trulli chianca dopo chianca, hanno lasciato un’impronta indelebile nella storia civile della nostra comunità, non meno che nel paesaggio pugliese.

L’identità della Puglia passa anche dalla salvezza dei trulli.

Del resto l’Unesco ci ricorda che abbiamo tra le mani un patrimonio di valore mondiale.

Per le strane contraddizioni dei nostri tempi, succede però che, dopo quel riconoscimento, la cementificazione delle valli dei trulli – che occupano il territorio di venti comuni in tre province – sta diventando prepotente e selvaggia. Invece di un patrimonio vivo di cultura e di umanità lasceremo allora, a chi ci segue, il ricordo sbiadito di una delle più belle e suggestive zone, non solo del nostro paese ma anche del mondo?

Forse anche da qui bisogna cominciare e ricominciare: da un amore per la propria terra che si trasformi in obiettivi civili e culturali che, provocando uno scatto di orgoglio nella nostra comunità, le restituiscano almeno un pizzico di identità.

Natale è tempo di festa ama anche di progetti.

Piernicola de Leonardis, professore ordinario di diritto amministrativo dell’Università di Bari Aldo Moro e fondatore del Comitato Permanente interuniversitario “Salvare i trulli” per la cultura e il paesaggio pugliese

Maria Alessandra de Leonardis

Ciao! Sono Maria Alessandra. Vivo a Milano da 25 anni, ma sono nata a Bari dove ho vissuto fino ai 27 anni e dove torno tutte le volte che posso. In questo blog racconto la Puglia e la (mia) vita, convinta che le cose speciali siano quelle semplici! Seguimi su Instagram e Facebook, mi trovi cercando @latrullaia

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